LA FAVOLA DEL MARTELLO          RITA VESPA

 

 

 

 

Teofilo mentre costruiva la casa parlava con il suo martello:

- Tu martello sei il mio migliore amico. Quando finirò di costruire la casa, ti appenderò alla parete all’interno di un bellissimo fregio decorato, sopra la porta d’entrata.

- Ma, un attimo… dove ho messo questa volta i chiodi? – Pensò ad un tratto Teofilo battendosi un colpo in fronte – Eccoli sono qui!

Prese quindi un chiodo in mano, ed all’inizio lo batté con il martello delicatamente per poi batterlo come si deve. E disse:

- Oh mio martello, sei molto bene equilibrato, delicato e forte, quando c’è bisogno! Guarda solo che gran bel lavoro hai fatto!

Teofilo alzò il martello in aria e iniziò a mostrargli la casa. Il martello era fiero di sé e completamente d’accordo con i complimenti che gli feceva Teofilo. Ma la sua caratteristica umiltà non gli permetteva di assentire al suo padrone.

Quando Teofilo tornò al lavoro non riuscì ancora una altra volta a trovare i suoi chiodi.

- Ma dove ho messo la scatola con i chiodi? – Riflettè.

Il martello sapeva dove stavano i chiodi, ma non aveva l’ardire di parlare a quell’uomo smemorato.  

Teofilo come al solito dopo aver accuratamente riflettuto, si batté la fronte e ritrovò la scatola smarrita. 

- Ah, mio martello. Tu non ti perdi mai! Sei fedele come un cane! Se tu potessi soltanto pensare un pochino, caro martellino mio, costruiresti da solo questa casa. E io sarei un mediocre inserviente dei chiodi.

- Ed in effetti, lo sono. - Disse Teofilo, e diede il chiodo da battere al martello.

Il martello lo batté accuratamente, e fu del tutto d’accordo con il parere del “inserviente dei chiodi”.

Arrivò infine l’ultimo giorno della costruzione della casa. Teofilo ed il martello furono tormentati da una tempesta di sentimenti:

- Il mio martellino più caro! Sarai l’ornamento della nostra casa! La chiamerò “La Casa sotto il Martello” - Disse Teofilo ed iniziò a cercare la scatola.

Per la conclusione del lavoro, rimaneva solo di affiggere sopra la porta d’entrata il fregio decorato e, al suo interno, il martello. Il nervoso Teofilo camminava di qua e di là per la stanza, cercando i chiodi. Alla fine, stanco, si mise seduto. Mise il martello sulla tavola, ed inizio ad alzare le braccia aperte e a darsi delle pacche sulle coscie. E poi disse:

- Dove ho messo i chiodi? Sono scomparsi senza lasciare traccia.

Ovviamente il martello sapeva dove erano i chiodi. Il fregio decorato stava appoggiato sopra la scatola, e la nascondeva.

Il martello guardava Teofilo e pensava:

- Teofilo battiti come al solito sulla fronte, e ti tornerà subito in mente dove sta la scatola.

Però Teofilo si guardava ancora intorno, impotente. All’improvviso l’umile martello, prese il coraggio a quattro mani e si mosse. Dall’emozione non riusciva a parlare e allora pensò:

- Mi sospenderò a mezz’aria e batterò Teofilo sulla fronte, così gli ritornerà in mente che la scatola si trova sotto il fregio.

E come il martello pensò, così fece. Si sospese nell’aria, e si lasciò cadere sulla fronte di Teofilo con tanta gioia. Poi scattò agilmente sul tavolo, e lì inizio ad aspettare affinché Teofilo lo appendesse sopra la porta d’entrata.

Pero, Teofilo non appese il martello dove gli aveva promesso. Dalla botta, perse la memoria e non la recuperò mai. E il martello fino a oggi è rimasto lì ad aspettare amareggiato.

                

 

                  

 

 

 

 

Grafica: Kasper Ax                Traduzione: Katarzyna e Giovanni Castellini

 

 ◄Ritorno                                                                            © Rita Vespa 2009

 

 

La favola del martello